Si è tenuta oggi, martedì 12 maggio, presso il Tribunale Penale di Roma di Piazzale Clodio, l’udienza conclusiva dell’udienza preliminare nell’ambito del procedimento relativo al mancato aggiornamento del piano pandemico e all’imputazione coatta nei confronti di Ranieri Guerra, Giuseppe Ruocco e Maria Grazia Pompa, già dirigenti del Ministero della Salute rispettivamente nelle funzioni di Direttori Generali della Prevenzione e Segretario Generale.
All’udienza erano presenti diverse decine di familiari delle vittime del Covid-19, molti dei quali aderenti all’associazione #Sereniesempreuniti, già ammessa parte civile insieme a oltre 300 familiari delle vittime di tutta Italia.
Nel corso dell’udienza preliminare del 24 marzo scorso, il Gup dottoressa Alessandra Boffi aveva ammesso tutte le costituzioni di parte civile, riconoscendo la legittimazione dei familiari e delle organizzazioni intervenute nel procedimento. Oltre all’associazione #Sereniesempreuniti, si sono costituiti parte civile anche il sindacato FISI e il sindacato OSA Polizia, unitamente al maresciallo Billeci.
Al centro dell’udienza odierna vi era la richiesta di modifica del capo d’imputazione avanzata dalle parti civili, che chiedevano fosse contestato non soltanto il reato di omissione o rifiuto di atti d’ufficio, ma anche il più grave reato di epidemia colposa omissiva, sostenendo che dall’omessa adozione e aggiornamento del piano pandemico sia derivata l’incapacità di gestire adeguatamente la pandemia, con conseguenze drammatiche in termini di vite umane.
La Gup si è pronunciata dichiarando la prescrizione dei reati contestati ai tre imputati.
Ranieri Guerra, Giuseppe Ruocco e Maria Grazia Pompa avevano invece richiesto l’assoluzione piena.
I legali delle parti civili – tra cui gli avvocati Antonio Consentino, Fabrizio Rizzo, Carlo Cordani, Elisabetta Gentile e il team legale composto da Consuelo Locati, Alessandro Pedone, Luca Berni, Giovanni Benedetto e Piero Pasini – hanno espresso forte delusione per la decisione assunta dal giudice.
“Questa decisione non rende giustizia non solo ai familiari che rappresentiamo ma a tutti gli italiani: di fatto la Gup in questo modo ha statuito che, se un funzionario pubblico omette e/o rifiuta un atto e da questo rifiuto derivino conseguenze gravi e danni ai cittadini anche dopo aver cessato il suo mandato, non risponde di questa omissione e non è responsabile se l’evento si è verificato dopo il suo mandato.
A ciò si aggiunga che durante la discussione abbiamo pure dovuto sentire che gli atti di prevenzione dei rischi alla salute rientrano nella discrezionalità dei funzionari, perché non vi è alcun obbligo incombente sui funzionari in tal senso.
Su questo riteniamo si debba riflettere.
Questa pronuncia, che non è l’assoluzione chiesta dagli imputati, rischia di diventare un precedente molto pericoloso”.
I legali attendono ora le motivazioni della sentenza per valutare eventuali ulteriori iniziative giudiziarie in altra sede.
“Questo devono sapere i cittadini italiani: non eravamo pronti nel 2020 e nessuno risponderà delle proprie responsabilità dovesse accadere di nuovo – conclude Locati”.
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